
di Biagio Marzo
Franco Bassanini avrebbe fatto bene a non scrivere una lettera, pubblicata dal Corriere della Sera, tirando in ballo Rino Formica, (peraltro contraddicendolo), e negando di essere stato un “consigliere del principe Craxi”.
Formica ha la memoria troppo lunga per intervenire a sproposito e per non ricordare fatti e misfatti consumati in Via del Corso. E comunque, coloro i quali vorrebbero tentare di mistificare una storia politica, edulcorare vicende personali quando non è il caso, e dire una cosa per un’altra, hanno trovato lungo la loro strada pane per i loro denti. Metaforicamente parlando, è meglio non svegliare il can che dorme. Formica è lì in attesa che qualcuno faccia un passo falso, o se suoni se la canti e se la balli a misura delle sue esigenze opportunistiche del momento, per folgorarlo. In particolare, Giuliano Amato ne sa qualcosa in merito.
Franco Bassanini ha il torto di voler essere quello che in politica non è, ragion per cui, ha rimediato una brutta figura. Da parte di Formica si intende. Il quale, da par suo, gli fatto il pelo e il contropelo, sempre sul quotidiano di Via Solferino.
Bassanini, alla fine degli anni Settanta, era un collaboratore ascoltato e stimato del segretario socialista, Bettino Craxi, essendo il responsabile dell’Ufficio legislativo. Peraltro, un Ufficio, (creato ad hoc per Bassanini), che era una novità assoluta per un partito che fino allora non aveva minimamente trattato una materia così importante. Ma Craxi, che voleva fare del Psi una forza riformista, capì l’importanza del settore affidato a Bassanini . L’operazione riformista, naturalmente, era irta di difficoltà per la presenza all’interno del Psi di cascami massimalisti e frontisti. Il richiamo della foresta comunista era forte e non era facile tagliare i ponti con il passato in cui i socialisti erano succubi del comunismo. Tralaltro questa anima, mai morta del tutto, è comparsa nello Sdi di Boselli, Villetti e Del Turco( fino a quando questi non è confluito nel Pd), nato dalle ceneri del Psi. L’esito di questa esperienza è stato disastroso per il socialismo italiano, così come è stata, ultimamente, nefasta la Costituente che non seppe sciogliere, per tempo, questo nodo politico e solo dopo il rifiuto del Pd di Veltroni di apparentarsi con il Partito socialista, il vertice di Piazza San Lorenzo in Lucina, scelse la via autonomista, ossia la lista del Ps, fuori dalle coalizioni e con Enrico Boselli, candidato alla premiership. Ma questa è un’altra storia, rispetto a quella di Bettino Craxi. A Riccardo Nencini, neo segretario socialista, spetta l’arduo compito di prendere l’eredità e saperla rilanciare, nel momento peggiore per i socialisti che sono senza rappresentanza parlamentare.
Tornando al Psi, l’esperienza del segretario, Francesco De Martino, si era conclusa, nel luglio 1976, con il flop elettorale, 9,6%, il minimo storico, mai acquisito prima d’allora dal Psi. Al Midas il segretario, colpevole della sonora sconfitta, fu fatto dimettere e al suo posto fu eletto Bettino Craxi, con una alleanza tra la destra di Pietro Nenni e la sinistra di Riccardo Lombardi. I dissidenti della corrente di De Martino e il gruppo di Mancini(Giacomo) lo appoggiarono, pensando che in poco tempo lo avrebbero fatto dimettere, non avendo costui molto consenso interno, per poi eleggere un altro segretario di loro stretta osservanza. In sintesi, filo Pci.
Proprio per il lavoro che Bassanini svolgeva in modo serio e puntuale seppe in breve tempo assicurarsi la stima di Bettino Craxi fino al punto che lo volle eleggere, nel 1978, alla Camera , nel collegio di Roma, contro la volontà del partito capitolino. E Formica, allora segretario amministrativo, fece del suo meglio per facilitargli la campagna elettorale.
Cosa non facile entrare nelle simpatie di Bettino dato il suo carattere non molto disponibile ad aperture di credito nei confronti di chi non aveva con lui una lunga e forte amicizia e militanza nel medesimo partito e corrente. Ma per il professore Bassanini, nonostante fosse schierato con la sinistra di Lombardi e Signorile, fece una eccezione. Insomma, in quell’occasione agì in buona fede. Come si dice, nella vita, soprattutto in politica, non c’è gratitudine. E il professore milanese è il monumento vivente che non smentisce la massima.
Bassanini faceva parte di quella piccola schiera di “cattosocialisti” che divenne più numerosa dopo la confluenza nel Psi del Movimento politico dei lavoratori di Livio Labor, al seguito del quale c’erano Luigi Covatta, Gennaro Acqaviva, Luciano Benadusi e lo stesso Bassanini. La volubilità di questi è rimasta proverbiale. Ha scritto in proposito Giancarlo Perna( Il Giornale).” Il professore è tuttora considerato il maggior turista politico mai apparso sulla terra. Sono stati contati finora dieci diversi movimenti. Dalla Dc traslocò poi al Partito socialista”. In verità, la sua instabilità dipese molto dal fatto che non ebbe la fortuna sperata, fino a quando non incontrò, come visto, Craxi. C’entrava parecchio il suo carattere da chierico – cortigiano; tuttavia, per il suo modo di fare sinusoidale era antipatico a molti.
Tutto vero, dunque, quello che racconta Formica. La rottura con Craxi avvenne quando Bassanini gli orchestrò una campagna contro e, nello stesso tempo, un’altra a favore del presidente dell’Eni, Giorgio Mazzanti del quale Craxi voleva la testa per il caso Eni Petromin. Guarda caso, il medesimo atteggiamento tenuto nel periodo delle scalate bancarie, 2005, quando sparò ad alzo zero contro il vertice Ds, che secondo lui avvallava le operazioni di Giovanni Consorte.
Oramai segnato di alto tradimento, prendendo a pretesto l’intreccio tra il caso P2 e l’affaire Calvi, Bassanini fu alla testa di una miniscissione. Chi prese allora la parola in difesa di Craxi e per attaccare gli scissionisti, fu Valdo Spini.
Ironia della vita politica, Bassanini e Spini si ritrovarono, in seguito, eletti nelle liste post comuniste, Pds-Ds.
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