Vieste, here we come



di Biagio Marzo

Da Montecatini a Vieste(Fg). Dopo il congresso nazionale, il Partito socialista ritorna alla politica attiva in una tre giorni il cui tema centrale è il riformismo. (A Vieste, dal 19 al 21 settembre, sono impegnati esponenti politici nazionali di maggioranza e di opposizione in dibattiti e tavole rotonde su temi politici, economici e sociali).

Chi meglio dei socialisti rappresentano la cultura riformista, la loro anima e corpo? Ci sono le condizioni per il rilancio in piena regola del socialismo riformista, dopo le delusioni politiche subite ultimamente e i deludenti risultati elettorali di aprile?

O i socialisti dovranno vestire i panni “ di quella mezza dozzina di pazzi malinconici” di salvemiana memoria, “ultimi eredi di una stirpe illustre”?

Al che si potrebbe dire che la pazzia ben che ci sia, quando non è sinonimo di arrendevolezza, bensì di creatività incardinata nella lotta politica. Il compito dei socialisti, tuttavia, non è facile, dato che mira alla costruzione di una società il cui perno è l’equità( e non l’egualitarismo che distrugge a appiattisce la società civile) che garantisce i diritti di libertà e il benessere per tutti.

La crisi della sinistra in parte inedita è dovuta anche alla mancanza di una forza socialista liberale e democratica ricca di forti contenuti valoriali. Idee, valori e leader, una triade che manca in effetti. E comunque i socialisti hanno le carte in regola per essere una forza, diciamo, maieutica, capace di operare per supplire a carenza.

A Rimini, il Psi di Craxi inaugurò, nel 1982, il riformismo dei meriti e bisogni, un tema attuale che, a Vieste, il Ps di Nencini lo dovrebbe coniugare con i diritti e i doveri, nuova istanza dell’Italia del 2008.

Pertanto, i socialisti italiani, che hanno una storia riformista, non devono inventarsela di sana pianta com’è successo per altri partiti della sinistra di governo, né creare “rupture”, come sta facendo la corrente dei “Gracques”, all’interno del Partito socialista francese, per imporre una svolta riformista.

Se il riformismo è l’arma vincente, i socialisti la debbano usare fino in fondo per favorire attorno a loro consenso e voti. Proprio per non aver avuto l’uno e gli altri, sono usciti sconfitti. Fuori dal Parlamento i socialisti riformisti nonché la sinistra massimalista. Ciò viene considerato un antidoto salutare, in primo luogo, per non far lievitare oltremisura i costi della politica addossati al contribuente, in secondo luogo, per favorire la governabilità e la stabilità degli esecutivi, finora dalla vita breve per colpa del frazionamento partitico. A conforto di questa tesi, le coalizioni di governo hanno fatto una fine ingloriosa. Invece, tutto questo per i socialisti, e non solo, è un male che restringe il pluralismo partitico e la dialettica politica. Il rischio che si corre è la creazione della democrazia elitaria e dimezzata in cui il duopolio, Pdl e Pd, soggiogherebbe il sistema politico. Sennonché, questo processo è già in atto e, d’altronde, ha preso l’abbrivio nel corso della campagna elettorale con il voto utile. E si potrebbe completare il disegno con le europee: sbarramento al 5% e senza voto di preferenza.

In quest’ultimo decennio, nella sinistra non si è vista molta produzione di cultura politica e di governo, semmai, tentativi di svaligiamento in quella della destra. Questo è potuto accadere per il notevole deficit di riformismo. Colpa sopratutto di chi considerava il riformismo una bestemmia e il Welfare state, il donatore delle “dentiere gratis”. Mentre i socialisti abbracciavano il revisionismo facendone la politica ufficiale e identificandolo con il riformismo. A ben vedere, ciò fu la ricerca costante di un metodo capace di trasformare gradualmente il capitalismo. Tanto necessario, ora, cambiarlo di fronte alla crisi economica dagli esiti incerti.

Per il Ps, Vieste riveste, inoltre, un significato particolare: il rilancio della questione meridionale, oscurata, volutamente, da una questione settentrionale dalle caratteristiche opposte, ma non meno importante. Né potrebbe essere la riforma del federalismo fiscale in chiave darwiniana,il superamento del divario tra Nord e Sud.

Da Vieste, lo sforzo dovrà far sorgere un riformismo a misura dei tempi fatto di sfide. Senza di queste, non ci sarà giustizia sociale, democrazia e libertà.

5 Risposte a “Vieste, here we come”


  1. 1 Marcello Durante 19 settembre 2008 alle 12:54 am

    Qualcuno può riassumere le ultime novità?

  2. 2 antonio p. 22 settembre 2008 alle 12:39 pm

    In che senso???

  3. 3 Marcello Durante 24 settembre 2008 alle 2:13 pm

    NEl senso che sono un po’ fuori per vari impegni da giugno e vorrei sapere le ultime novità all’interno del partito.

  4. 4 garofanodelusoereciso 25 settembre 2008 alle 4:37 pm

    che bei commenti. e quanta gente che scrive…

  5. 5 antonio 1 ottobre 2008 alle 6:22 pm

    Sempre Avanti!!!


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