di Biagio Marzo
Per tre giorni è stato lasciato in una cella di isolamento, come se fosse un pericoloso criminale: un boss mafioso, un terrorista. Ottaviano Del Turco, incolpato per aver intascato tangenti in cambio di favori nella sanità abruzzese, è stato chiuso nel carcere di Sulmona, isolato da Dio e dagli uomini. Nella fattispecie, un imprenditore ha inguaiato l’ex governatore, avendo dato le dimissioni dopo il primo interrogatorio. Un imprenditore sui generis, talaltro, che registrava tutti i colloqui, meno quelli in cui consegnava le mazzette. Sotto la scusa che i politici sono molto esigenti e ingordi, per via dell’elevato costo della politica, l’imprenditore “spremuto” si è rivolto alla magistratura per svelare i segreti del losco affaire. Un classico. In generale, l’imprenditore si trova in brutte acque e per salvare il salvabile decide di cantare, a modo suo si intende. I magistrati non vedono l’ora di arrestare il politico corrotto, dando retta all’imprenditore concusso e pentito. Probabilmente, è andata così anche stavolta, nella storiaccia della sanità abruzzese. E comunque, bisogna leggere i fascicoli degli interrogatori e soltanto con le carte in mano si potrebbe fare una prima valutazione dei fatti. Ciò è materia incandescente, in verità; se l’imputato non è scagionato prima dalla magistratura terza, bisogna poi aspettare i processi e di, conseguenza, le sentenze. Continua a leggere ‘La storia non si cancella’


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